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LA CISTITE DA LUNA DI MIELE...


Infiammazione della vescica che comporta dolore e bruciore alla minzione. E’ causata da batteri che, attraverso l’uretra, penetrano nella vescica durante i rapporti sessuali, specie quando essi sono frequenti come, secondo la consuetudine, durante la luna di miele – (Da “Il grande manuale di sessuologia in 2701 parole” di Donato Dino Cafaro – Rizzoli 1989)



“Il caso di S.T.”

 

di Giovanni Marafon
(Medico, Sessuologo, Coordinatore dell'Èquipe)

Le definizioni dell’amico Cafaro, contenute nel suo manuale pubblicato dalla Rizzoli nel 1989, sono di una simpatia unica e, prese come sono, oltre che alla lettura scientifica, anche dalla cultura popolare, si dimostrano molto più aderenti alla realtà rispetto ad altre definizioni cattedratiche più pompose, altisonanti, ma molto meno “vere” e comprensibili. La cistite da luna di miele o “sindrome uretrale” o “dispareunia postmicrotraumatica” o “dispareunia cisto–uretrale reattiva”… (il resto dell’elenco ve lo risparmio) non è, né più né meno, che il corrispettivo ginecologico del “gomito del tennista” o del “crampo dello scrivano”, vale a dire che quando si abusa di un organo o, comunque, di una parte del corpo, questa si ribella con l’unico metodo che ha: il dolore.
E’ così che, se si sforzano gli occhi, questi bruciano, lacrimano e siamo costretti a smettere di leggere.
E’ così che, se facciamo una ginnastica troppo pesante, i muscoli ci fanno male e siamo costretti a prenderci qualche giorno di riposo. Alla stessa maniera si comporta la vagina. Durante il viaggio di nozze, almeno nella cultura popolare, si ha il nulla osta sociale ai rapporti sessuali, per lungo tempo desiderati e, in teoria, evitati. In questa occasione i rapporti sono frequenti, irritano la vulva, l’uretra e la vagina, i microbi hanno facile accesso alla vescica, a sua volta stanca e mal difesa, e ne nasce una fastidiosa cistite o uretrite che obbliga la coppia a ricorrere al medico e, di qui, ad una castità forzata. Ma non sempre la storia finisce qui e le cose si complicano… e non di poco.


E’ il caso di S.T., di cui vi parlerò oggi.
Dobbiamo tornare indietro di qualche anno, per trovare S.T., ventottenne, meridionale, mora, alta, impiegata, sposata da un anno. Telefona per avere solo un colloquio con me “per qualche informazione – dice – non per una visita”.
Mi spiega che è stata fidanzata felicemente con E., suo attuale marito, che con lui ha trascorso bellissimi momenti di grande amore e di profonda intesa. Per motivi religiosi, però, non ha mai acconsentito ad avere rapporti sessuali veri e propri prima del matrimonio.
Lui, E., ha dimostrato, sulle prime, una certa insofferenza, ha anche minacciato di lasciarla, ma poi ha capito ed ha pensato più seriamente al matrimonio.
Anno 1986: si sposano, grande festa, un mucchio di parenti ed amici e poi via con l’automobile, al solito carica di barattoli, stelle filanti e schiuma da barba, verso una vicina località di mare per la luna di miele. “Luna di miele” e proprio qui cominciano i guai. Dapprima una c’erta titubanza. Anche paura, se volete, paura per ciò che non si è mai fatto, paura di non saperlo fare, paura di deludere E. che tanto si aspetta dalla prima notte di nozze.
E, invece, tutto va bene. Un po' di dolore, qualche movimento goffo, ma tutto sommato O.K. Anzi, mi conferma S., “ho sentito anche sensazioni piacevoli che non mi sarei mai aspettata di sentire già dalla prima volta”.
L’indomani non si alzano nemmeno dal letto e il marito novello chiede di recuperare gli arretrati.
I problemi nascono il giorno dopo, quando S. lamenta bruciore a fare la pipì e stimolo frequente ( “pollachiuria” per gli addetti ai lavori). Quando a questi sintomi si aggiungono anche brividi durante la minzione e qualche linea di febbre, si decide di consultare un medico del luogo.
Il medico giustamente non ha dubbi e prescrive un antibiotico urinario che non manca di fare effetto in pochi giorni.
Passati i disturbi, si riprende l’attività sessuale a ritmi da “luna di miele” ed è così che i bruciori si ripresentano. La solita lineetta di febbre e le solite corse al bagno (tanto è impellente lo stimolo alla minzione). La coppia non va nemmeno dal medico perché sa di cosa si tratta e anche perché un po' se ne vergogna.
Qualche pastiglietta (per l’esattezza Norfloxacina 400mg. ogni 12 ore per 7 giorni) e tutto ritorna come prima. Ma solo in apparenza! Passano, infatti, i mesi. Uno dopo l’altro si susseguono questi episodi di dispareunia da uretrite reattiva (dolori ad avere i rapporti sessuali a causa di una infiammazione all’uretra) e prendono forma anche le più svariate ipotesi. Il medico curante dice che forse è un fatto nervoso e che passerà da sé: S. deve stare solo più calma (fosse facile!).
La suocera afferma dall’alto della sua esperienza che “è sempre così le prime volte!”. L’amico del cuore, L’unico abilitato a raccogliere questi segreti, dice che la moglie occorre che si abitui e che deve essere dilatata progressivamente. (No comment).
Certo è che E. ed S. sono disorientati e pensano solamente a “riprovarci”, magari con più attenzione, magari con più delicatezza. Ma niente da fare. S. ha sempre dolore, anzi, da qualche mese non vuole avere più rapporti sessuali, intesi come penetrazione vaginale, perché dice che questo dolore lo sente sempre, non più dopo una “maratona sessuale”, ma anche per semplici tentativi.
Leggono il nome della nostra équipe sulla rivista “Si” e vengono per il primo colloquio che, poi, porta ad altre visite ed accertamenti.
La visita ginecologica si risolve in nulla di fatto, dal momento che S. ha una vagina ben penetrabile a due dita, morbida ed elastica.
Il Dr. Felici, l’urologo del gruppo, fa praticare alcune urinocolture di controllo che dimostrano la presenza dell’Escherichia Coli, un microbo che si riscontra spesso nell’urina e che attendibilmente era la causa delle cisto – uretriti della paziente nelle condizioni che si dicevano sopra. Si fa anche un esame urodinamico che serve in pratica a valutare non tanto l’anatomia delle ultime vie urinarie quanto il loro funzionamento: tutto O.K.

Non resta che sentire anche gli psicologi: lavoro non facile, il loro.
Gli si chiede, infatti, di andare a valutare quanto di psicologico si è aggiunto ad un fatto che inizialmente era prettamente organico (cisto – uretrite batterica).
Dopo qualche giorno di test psicologici e di colloqui ci dicono che si è creato un riflesso condizionato puro e semplice. Vale a dire che come il cagnolino non fa più quella marachella per cui è stato sgridato o picchiato, (senza che questo paragone suoni offesa per la paziente), così S. si rifiuta di avere penetrazioni che le hanno provocato tanta sofferenza. Addirittura S. somatizza, ovvero trasforma in dolore fisico quello che, in realtà, è ora un suo rifiuto psicologico.
A questo punto ci si accorge della delicatezza del discorso.
Non si può dire certo alla paziente che questo è un fatto psicologico perché lei non ci crederebbe in quanto non lo sente tale, ma lo vive come un disturbo chiaramente fisico. Non lo si può dire nemmeno al marito perché potrebbe costruirci sopra fantasie di ostilità o avversione. Men che meno lo si può dire al medico curante che si è dimostrato nei primi contatti un po’ troppo fatalista (della serie: “ci penserà la provvidenza”).

Alla riunione settimanale si parla quasi solo di S.T.
Concludiamo che per evitare recidive batteriche si dovrà seguire una teoria interessante di alcuni autori americani che sembra avere successo in questi casi e si somministrerà per ben sei mesi una compressa di cinoxacina da 500 mg. (un antibiotico urinario praticamente senza effetti collaterali che permette di mantenere sterile la vescica e l’uretra). Daremo alla paziente dei dilatatori da usare lei stessa con i quali simulare penetrazioni vaginali sempre più frequenti e profonde.
Sarà solo in un successivo momento che permetteremo le penetrazioni da parte del partner. (Nota per gli addetti: “desensibilizzazione sistematica o decondizionamento”).
Naturalmente continua una psicoterapia di supporto per evidenziare eventuali crisi della coppia ed affrontarle precocemente.

Così facciamo.
Il riflesso condizionato sembra venir superato con una certa facilità, ma …” c’è un ma” – dice Dino, il collega psicologo – “c’è il rischio che la coppia attribuisca questo successo al farmaco e che pensi che, una volta smesso il farmaco, tutto tornerà come prima”.
A questo punto tiro fuori io stavolta, la soluzione miracolosa (sono un po’ invidioso del fatto che sia Dino ad avere sempre le idee vincenti): si continuerà così e si sostituirà, all’insaputa della paziente, la cinoxacina con un placebo. Per “placebo” si intende qualche cosa che assomigli esteriormente al farmaco usato, ma che sia assolutamente inefficace. Nel caso specifico scegliamo delle compresse di talco che sono praticamente identiche alla famosa cinoxacina.
Cominciamo a consegnare a S. il placebo a stiamo a guardare.
Nulla di nuovo: i rapporti continuano regolari senza disturbi. “Regolari” per dire con frequenza regolare, pur sempre lontani dall’essere il “Tour de force” della luna di miele.
Il riflesso condizionato (rapporto sessuale=dolore) è sparito (appunto: “desensibilizzazione o decondizionamento”).
Ora si pone la necessità di sospendere la somministrazione del placebo ed “uscira allo scoperto”!
Il momento più bello è proprio quando posso dire a S. che è guarita e mostrarle sulla scrivania le compresse di cinoxacina e quelle di talco. “Scusateci del volgare trucco da prestigiatore di sagra paesana, - dico, parola più, parola meno – ma è stato per il vostro bene”.
Non ho dubbi che mi perdoneranno. Non ho dubbi che S. ed E. non avranno più bisogno di noi. E non ho dubbi che la suocera penserà che la natura ha fatto il suo dovere; che l’amico del cuore penserà che la vagina è stata opportunamente dilatata con gli aggeggi che abbiamo dato a suo tempo alla paziente e che l’anziano medico di famiglia penserà che è stata la Provvidenza.
Tutti crederanno di aver ragione.
E’ la vita !



Paziente : S. T.
Età : 28
Professione : impiegata
Patologia : dispareunia

Partner : E. D.
Età : 28
Professione : impiegato
Patologia : nessuna

Terapia : Cinoxacina
Desensibilizzazione sistematica
Colloqui psicologici di supporto

 


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