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IL COMPLESSO DI EDIPO...


Del complesso di Edipo. “Durante il periodo della sessualità adolescenziale il bambino manifesta un innamoramento per la figura del genitore del sesso opposto. Solo il superamento del complesso di Edipo permette di vivere in età adulta una sessualità equilibrata.” (Sigmund Freud)


“Il caso di K.M.”

 


di Giovanni Marafon
(Medico, Sessuologo, Coordinatore dell'Èquipe)

Nel nostro studio di San Donà di Piave vige da tempo la regola, il cosiddetto “protocollo diagnostico”, secondo cui ogni paziente o coppia che si rivolga a noi è visto preventivamente sempre dal coordinatore, cioè dal sottoscritto. Questa visita di colloquio funge da filtro, in maniera tale da permettere, poi, il corretto smistamento allo specialista più adatto ad affrontare il caso. Su questa regola bisogna essere assolutamente intransigenti, poiché nella realtà dei fatti oggi non può esistere sessuologo che faccia tutto e che capisca tutto, dal momento che la preparazione di ognuno di noi è, per forza di cose, parziale, anzi più è parziale e più dà garanzia di essere profonda e specialistica.
Vi dico questo poiché, nella tornata di oggi, voglio parlarvi di un caso che avrei clamorosamente sbagliato, se non fossi obbligato dal nostro protocollo a sentire di routine anche lo psicologo per le ovvie implicazioni psicologiche che quasi la totalità delle patologie sessuali comporta.

Sintonizzo la mia memoria su K.M., diciannove anni, molto bella, vistosa, quasi vamp nonostante l’età, ragazza da discoteca, sempre elegante, apparentemente con la “puzza sotto il naso” che, però svanisce conoscendola un po’.
Il primo colloquio avviene secondo il solito copione: la paziente non sa dove cominciare e quando comincia parla di problemi che non sembrano il nocciolo della questione, dice che in fondo non sta male, ha solo una certa insoddisfazione, per cui da qualche giorno è triste e litiga spesso senza motivo.
Mi hanno insegnato ad ascoltare molto e, pertanto, pur riempiendo gli spazi morti con qualche frase, di comprensione da una parte e di stimolo dall’altra, annoto le associazioni che K. fa involontariamente, il modo di atteggiarsi, di muovere le labbra, il desiderio di sorvolare su alcuni argomenti, per cui mi convinco che è bene rimandare ad altre successive sedute l’approfondimento del discorso.
Durante le sedute successive la paziente riferisce tra le altre moltissime cose, di avere una repulsione per il rapporto eterosessuale che le crea nausea fino ad arrivare a vomito franco.
Da bambina lei ha sempre preferito le amiche agli amici e anche i primi giochi erotici sono avvenuti in chiave omosessuale. Solo qualche sporadico tentativo nell’altro senso.
Da adolescente ha continuato a preferire le amiche ed anche oggi si eccita pensando alle “femmine” (come le chiama lei). Da qualche tempo si masturba in bagno, osservando dalla piccola finestra, le commesse del negozio di fronte e le passanti.
E i ragazzi? Molti. In discoteca… un Manhattan, un Martini, una battuta, due balli in pista, ma poi il ragazzo vuole fare due passi o una corsa in macchina e lei, per restare nel giro, non può tirarsi indietro. Sì, qualche scusa ogni tanto, ma il più delle volte deve prestarsi al gioco, “starci”, come si dice in gergo e fingere di divertirsi. Poi sarà lei a snobbare il partner di quella sera e la sua immagine sarà salva, pronta più che mai per altre serate, altre fuoriuscite, altre supermoto luccicanti.
Di giorno, invece, la commessa del solito negozio, la tristezza, l’insoddisfazione, la paura di essere malata.

Ecco, mettetevi nei miei panni. Devo decidere sul trattamento da instaurare o, per lo meno, sullo specialista da chiamare in causa; ma ho visto troppe trombosi dei corpi cavernosi trattate dagli psicologi, troppe impotenze psicogene curate dagli andrologi col testosterone e troppi vaginismi affrontati, e non risolti naturalmente, con le sole sedute di psicoterapia, per cui mi impongo tanta prudenza.
Noto che K. ha dei caratteri sessuali secondari sfumati: bacino stretto, mammelle sul piccolino, peluria su molte zone del corpo e lineamenti duri. Apparato genitale esterno ed interno in ordine.
La sottopongo ad un esame ormonale per testare la funzionalità ipotalamica, ipofisaria, tiroidea, surrenalica e ovarica: tutto negativo.
Faccio un monitoraggio (cioè una serie di dosaggi) della prolattina, con i molti e grandi limiti di questa indagine: negativo.
Altra visita ginecologica di controllo e altra seduta.
Dai racconti di K. e dagli accertamenti eseguiti in condizioni normali avrei concluso, dall’alto della mia cultura medica e dal basso della mia ignoranza psicologica: ragazza con polarizzazione primaria verso la omosessualità, sindrome ansiosa con note di depressione da stress (in psicologia il conflitto tra due pulsioni di segno opposto configura lo “stress”). Niente di più clamorosamente sbagliato. Fortunatamente la sessuologia moderna non si accontenta di una opinione (non deve accontentarsi!) e quindi io, ligio al protocollo di cui vi parlavo prima, conscio, peraltro della mia limitatezza, prego la signorina K.M. di prendere un appuntamento con il nostro psicologo.
Il Prof. Del Ponte ci mette molto meno di me ad inquadrare la paziente: due, tre sedute fiume con alcuni tests specialistici, qualche riga scritta alla paziente in un foglio di carta particolare, sensibile alla pressione, una serie di disegni da interpretare, domande, risposte, griglie, punteggi, somme, moltiplicazioni, totali… e il gioco è fatto, o, meglio, la diagnosi è fatta: K.M. non è omosessuale, anzi è fortemente e decisamente polarizzata in senso eterosessuale. Il nocciolo della questione sta in “…un complesso di Edipo non risolto con delle note, sia pur collaterali, di isteria. Nevrosi secondaria…”

Di fronte al referto devo rimandare tutta la mia curiosità al mercoledì sera, giorno in cui noi dell’équipe ci troviamo per discutere sui nostri pazienti. K. durante l’infanzia scopre di non avere un pene di cui i maschietti vanno tanto orgogliosi, la mancanza di questo organo priva della possibilità teorica di sostituire il padre nel rapporto con la propria madre e di qui la colpa che cade sulla madre stessa che non l’ha dotata di genitali esterni maschili e ben visibili. Scontato, freudiano, il successivo attaccamento al padre. Se questo innamoramento non viene superato nelle successive fasi della crescita, può succedere, come nel caso di K., che la ragazza non trovi in nessun maschio il partner ideale, giacché quello ideale è il proprio genitore. Con nessun ragazzo riuscirà ad avere dei rapporti sessuali con piacere che, per trasposizione, sono vissuti, ed inconsciamente ritenuti, come incestuosi.
La spiegazione di Dino Del Ponte è convincente, del resto si sono scritti trattati interi sul complesso di Edipo, ma, per sicurezza, voglio ricontrollare e, al momento di riferire la diagnosi, chiedo a K.: “Come la vedi la figura di tuo padre?. Parole quasi testuali: “ Ah! Mio padre?. E’ un bell’uomo, ha una voce calda, profonda, alto, moro e riccio che sembra un siciliano. Baffi e un bel portamento…” Questa volta Dino aveva fatto centro. E non un centro da poco.

Ora, però, si poneva il problema non facile della terapia.
Il mercoledì successivo, quante discussioni! Il dilemma era uno ed uno solo: impostare una serie di sedute, e chissà quante, di psicoterapia oppure scegliere una via nuova, meno classica, meno accademica, più veloce, comunque sempre non rischiosa. Decidiamo per il training sensuale alla Masters & Jhonson con alcune modifiche. Praticamente training sensuale vuol dire riallenamento dei sensi attraverso sedute a due con un partner a conoscenza della tecnica da usare.
K. non ha difficoltà a trovare un partner disponibile e sufficientemente intelligente da capire che dietro la facciata di donna da discoteca si poteva celare una ragazza con alcuni problemi sessuali. Poche sedute, quattro o cinque, e la paziente ottiene dallo psicologo la fumata bianca.
K. ritorna da me per dirmi che ora si sente bene e che penserebbe di ricorrere ad un metodo contraccettivo. Approfitto per darle una pillola con ciproterone acetato per quei peli sulle braccia e attorno all’ombelico che le potrebbero dare noia ora che l’estate sta per cominciare, ma voglio controllare se guarirà veramente.

Alla visita di controllo dopo due mesi:
“Come và?” - dico - “Tutto bene?”
“Ah. Si, ora sto con quel ragazzo, sa, quello che ha fatto le sedute di training con me, vado meno in discoteca, solo il sabato sera, mi trovo bene così.
E delle donne (non più “femmine”) non me ne frega più niente”.


PAZIENTE : K.M.
ETA’ : 19 anni
PROFESSIONE : operatrice turistica
PATOLOGIA : omosessualità e nevrosi secondarie a complesso edipico non risolto

PARTNER : partner occasionali
ETA’ : 17 – 32 anni
PROFESSIONE : della borghesia medio alta
PATOLOGIA : nessuna

TERAPIA: : Training sensuale secondo Masters & Johnson. Psicoterapia di supporto

 


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