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L’ EIACULAZIONE PRECOCE...


Dell’eiaculazione precoce. “Un uomo soffre di eiaculazione precoce quando è incapace di controllare il riflesso eiaculatorio non appena raggiunto un certo livello di eccitazione” (Helen Kaplan).


 

“Il caso di E.U.T.”

di Giovanni Marafon
(Medico, Sessuologo, Coordinatore dell'Èquipe)


L’eiaculazione precoce o prematura o, come vogliono i puristi e i colleghi più colti, “ejaculatio praecox”, è un disturbo molto frequente che, come tante cose di sessuologia, riconosce una miriade di cause e concause. E’ di diagnosi abbastanza facile, anche se, dal punto di vista accademico né la definizione della Kaplan, né altre definizioni ci convincono appieno, dal momento che ognuno di noi ha un proprio tempo di eccitazione oltre il quale avviene l’eiaculazione. Questo tempo varia a seconda delle condizioni ambientali in cui avviene il rapporto sessuale, del periodo di astinenza, della attrazione sessuale per la partner, delle condizioni fisiche e psichiche del momento e via dicendo.
D’altra parte per comprenderci occorre fare “di tutta un’erba un fascio” e, pertanto, per forza di cose, ci dobbiamo rifare ad una definizione. Scegliamo quella della Kaplan, aggiungendo che in ogni caso l’eiaculatore precoce è un uomo che mediamente ha l’orgasmo molto prima di quanto desidererebbe, talvolta appena avvicinato il pene alla vagina o dopo poche manciate di secondi dalla penetrazione.

La “storia” di oggi è quasi da manuale, da lezione universitaria, poiché presenta molte delle classiche componenti causali dell’eiaculazione precoce; differisce dalle altre storie per un elemento importantissimo di cui vi dirò dopo.

E.U.T. è un simpaticissimo commerciante che veste moderno e che capisce le cose al volo. Intelligenza e furbizia assieme gli permettono un certo successo nella vita. Si siede sicuro di sé, si aggiusta sulla poltrona, si riaggiusta, accavalla le gambe, sposta il posacenere, tossisce, guarda il soffitto, controlla che la porta sia chiusa bene.
Tutto in pochi secondi… c’è tanta fretta, tanta irrequietezza.
Mi racconta di avere avuto una vita sentimentale varia, con molte ragazze fin dall’età di 17 anni, ma di aver apprezzato più la componente mondana di queste storie che quella propriamente erotica. La gita in barca, la discoteca dopo le due di notte, il ristorante di grido, le cenette con la “compagnia” in piscina ed il bagno collettivo vestiti… poi, se la serata finiva a letto meglio, sennò andava bene lo stesso.
E. (senza chiamarlo con il suo lungo nome che sa di nobiltà decaduta) non si ricorda di aver avuto problemi in occasione dei primi rapporti, si ricorda, invece, e se ne rammarica, di soffrire di eiaculazione precoce da quando conosce la attuale fidanzata.
Il rapporto sessuale non dura che una decina di secondi al massimo, soprattutto se prima vi sono stati momenti di eccitazione. Questo lo turba parecchio, più perché pensa di non essere in grado di soddisfare la partner che per una vera e propria sofferenza personale. “A me – dice – non importa tanto, ma vedo che M. ne soffre, anche se non mi rimprovera. Adesso mi chiama “Speedy Gonzales” scherzando, ma io so che è la triste realtà”.
Il racconto continua, ma senza aggiungere nulla di importante, poiché già dopo queste prime battute la diagnosi è bell’e fatta: eiaculazione precoce.
Il difficile viene adesso. Individuare le cause ed impostare la terapia!
Attenzione, però, poiché generalmente l’eiaculatore precoce, oltre ad avere problemi psicofisici lui, ha una partner che porta con sé i segni della convivenza con un uomo che non “gestisce” correttamente i tempi del rapporto sessuale. Nei casi più fortunati, quando la partner ama il proprio uomo, non drammatizza, ma pur tuttavia ne soffre, si sente frustrata come lui e, inappagata, cerca gratificazioni in altri campi quali il lavoro, la cultura, l’impegno sociale, i figli, i passatempi e così via, accantonando il problema, senza superarlo. Talvolta ricorre ad altri partner, ma ne derivano frequenti sensi di colpa. Insomma la cosa raramente rimane circoscritta all’uomo, ma coinvolge seriamente e profondamente anche la donna, cosicché la terapia del singolo e della coppia risulta problematica o, per lo meno, complessa.
L’elemento, in questa vicenda, importantissimo, di cui vi dicevo, sta proprio qui: una partner stranamente e veramente senza problemi!

M. si presenta da noi, convocata a tempo debito, con due occhi che sembrano fanali, un fare vispo, ma non troppo, fervida intelligenza e grande sicurezza di sé, forte anche di un inserimento sociale invidiabile.
Soffre, ma capisce. Sa che E. ha bisogno di essere seguito, ma non ha dubbi sulla guarigione. Quello che più ci colpisce è che, anche alla luce dei test e dei colloqui con lo psicologo, la sua personalità appare limpida e strutturata molto bene, al limite della perfezione. Nulla di patologico, nemmeno quel po’ di nevrosi che abbiamo tutti, non fosse altro che per i parcheggi in città, i guai col condominio, gli idraulici troppo cari, le file alla mutua, ecc. ecc.

Stanti questi risultati si pensa di dover trattare solo il maschio e pertanto il nostro andrologo prescrive gli accertamenti del caso comprendendo esami clinici (sangue e urine), monitoraggio ormonale (dosaggio degli ormoni che regolano per così dire la pulsione sessuale), N.P.T. (misurazione delle erezioni notturne), biotesiometria (mappa della sensibilità cutanea), visita urologica ed altre prove minori.
Lo psicologo, dal canto suo, studia il paziente con i soliti test e i colloqui.
Io, quale coordinatore dell’equipe, ho poco da fare: sto alla finestra e raccolgo gli appunti per voi.
Ne viene fuori la figura di un uomo senza particolari disturbi organici: le erezioni notturne sono normali senza eiaculazione, l’assetto ormonale nella norma e così pure l’apparato genitale.
Dal punto di vista psicologico, invece, si nota una certa “ansia da prestazione” intesa come paura e come fretta di concludere il rapporto sessuale, una certa distrazione, cioè scarsa capacità di concentrazione e superficialità. E’ esattamente come ipotizzava la Kaplan: gli eiaculatori precoci sono uomini che si difendono dall’accumularsi di ulteriori tensioni sessuali, scaricandosi anzitempo. Per questi motivi, dal punto di vista terapeutico, invece di indebolire l’intensità degli impulsi sessuali o distrarre il pensiero, occorre esercitare il lasciarsi andare.
Sembrerebbe un’assurdità detta così, tanto più se si pensa che fino a poco tempo fa si usavano le creme anestetiche per ridurre la sensibilità del glande e si consigliava al paziente di pensar ad altre cose durante il coito!
Comunque decidiamo di seguire i dettami della sessuologia moderna, a cui ci sentiamo più vicini, e approntiamo quello che si chiama protocollo terapeutico, vale a dire entriamo nel vivo della cura.
Iniziamo con alcune sedute di training autogeno per migliorare il rilassamento.
Seguono le sedute di training sensuale con l’inserimento della tecnica dello “stop-start” alla Semans: scelto un momento di intimità, la coppia deve concentrarsi sulla scoperta e conoscenza del proprio corpo, la donna stimola il pene del partner manualmente fino a che questi non sente di essere vicino all’eiaculazione.
A questo punto le chiede di fermarsi (stop) finché sente di poter riprendere (start) senza correre il rischio di avere l’orgasmo. La donna continua la stimolazione manuale come prima e cosi per tre, quattro volte, finché, dopo questo periodo, può portare a termine la stimolazione. Il maschio non deve pensare ad altre cose, se non a concentrarsi sulla stimolazione di cui è oggetto ed “egoisticamente” tralasciare di soddisfare la partner. Ecco perché occorre da parte della donna grande comprensione e disponibilità!
In questa fase iniziale è utile dare basse dosi di un farmaco che favorisce i primi buoni risultati e contribuisce a dare fiducia alla coppia.
Dopo qualche settimana si diminuisce il dosaggio fino a sospenderlo.
Dopo circa un mese, si passa al rapporto sessuale vero e proprio con l’uomo coricato sulla schiena e la donna seduta sopra. Anche qui si applica la tecnica dello “stop end start”.
E. non ha difficoltà a fare quei progressi che tutti ci aspettiamo. Dopo poco tempo di terapia ci conferma di avere ormai rapporti sessuali completi con grande piacere reciproco.
La terapia però non è finita qui. Seguono controlli periodici psicodiagnostici per verificare se la guarigione sia avvenuta anche “dentro”. Nella realtà, infatti, le tecniche di training sono veloci a dare risultati, ma non riescono a modificare altrettanto velocemente l’assetto psicologico del paziente. Tali miglioramenti si lasciano ad un secondo momento, la cosiddetta fase di mantenimento o consolidamento, nella quale si cerca di rimuovere quelle fobie e quelle insicurezze che rendono sempre possibile una ricaduta.
Risolto il caso, per noi la soddisfazione è grande, ma questa volta non tanto per aver guarito una eiaculazione precoce, quanto per averlo fatto in poco tempo e senza incidenti di percorso. Gran parte del merito va alla collaborazione della ragazza eccezionalmente efficace fin dai primi momenti.
E’ proprio lei, invece, che ci lascia di stucco perché.... "E’ contenta signorina M.?" dico io, consegnando la cartella clinica conclusiva. “Si, dottore, ma lo sapevo già: voi siete bravi, E. è un tipo intelligente ed io gli voglio bene. Non avevo dubbi!”.
Per il fatto che noi siamo bravi…. non lo so, ma per il resto non c’è niente da dire: è la verità.

La riflessione che mi viene spontanea è questa: l’eiaculazione precoce è un disagio sessuologico molto diffuso. Nel caso di E.U.T. è stato di veloce risoluzione, ma abbiamo usato strumenti diagnostici e terapeutici molto complessi presi da clinica, andrologia, endocrinologia, neurologia, psicologia del singolo, psicologia sistemica e, infine, dalla farmacologia. Il tutto è stato coordinato da un sessuologo. Uno spiegamento di forze non indifferente. Abbiamo avuto la possibilità di andare alle cause del problema e affrontarle con successo. Ma non sempre questo è possibile.
Talvolta non lo è per mancanza di mezzi (strumenti e professionisti). Talaltra non lo è per scarsa collaborazione dei pazienti.
Quante volte la persona che soffre di eiaculazione precoce, dopo un breve colloquio con un singolo professionista che non ha la fortuna di lavorare in gruppo, si vede prescrivere un tranquillante!
………. ed è per tutta la vita!?!

E la conclusione è che E.U.T. è stato un paziente modello e fortunato e fortunati anche noi per avere la possibilità di lavorare in gruppo ed in armonia.

 



PAZIENTE: E.U.T.
ETA’: 35
PROFESSIONE: commerciante
PATOLOGIA: eiaculazione precoce

PARTNER: M.O.
ETA’: 32
PROFESSIONE: libero professionista
PATOLOGIA: nessuna

TERAPIA: Training-autogeno in fase di preparazione
Training - sensuale con “stop end start” alla Semans in fase di terapia
Tioridazina a dosi scalari
Colloqui con lo psicologo in fase di mantenimento

 


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