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ALL'ORIGINE DELLA...
EIACULAZIONE PRECOCE

La brevità della latenza eiaculatoria, intesa come tempo che intercorre fra l'inizio dell'eccitazione sessuale e l'eiaculazione, è una modalità della risposta sessuale nota da tempo, ne parla fra gli altri il Casanova che l'aveva sperimentata più di una volta senza tuttavia considerarla negativamente in quanto la attribuiva alla troppa eccitazione del momento. Anzi quella prontezza dei sensi veniva da lui proposta come una manifestazione particolare del piacere sessuale anticipando ciò che dopo due secoli verrà chiamata sveltina; rapporto precipitoso ed entusiasta che possiamo indicare solo con la versione lessicale offerta dal dire comune non essendo disponibile un termine tecnico tale da poterlo usare senza rischiare di urtare la sensibilità di qualcuno. Ma i rapporti brevi non sono tutti sveltine, e nemmeno un “muto omaggio reso alla donna” come ricorda il Pellegrini (Sessuologia, Cedam Padova 1953, p. 71) richiamando l'attenzione sull'elevato tono erotico che li motiva, spesso lasciano entrambi insoddisfatti e quando il piacere ha cominciato ad essere riconosciuto come componente legittima dell'esperienza sessuale si è scoperto che quella brevità era un sintomo clinicamente significativo. Da ciò la necessità di una soluzione al vuoto nosologico. Fino alla fine dell'ottocento infatti veniva compresa fra le perdite seminali e confusa con esse, chiamandosi polluzione volontaria o perdita seminale attiva. Mantegazza (Igiene dell'amore Brigola, Milano 1878 p.167) riporta l'espressione latina disgenesia anticipans e la descrive con linguaggio militare: "Il membro si erige, la carne è pronta, ma il tiro parte troppo presto, appena al primo attacco od anche sulle porte del tempio e quando la nostra compagna esigerebbe con crescente desiderio attacchi vigorosi e ripetuti." Alla anticipans veniva associata il suo contrario la disgenesia posticipans ma entrambe non ebbero fortuna e nella letteratura medica compaiono per diversi decenni definizioni diverse: eiaculazione precoce, ma anche eiaculazione anticipata, eiaculazione prematura, eiaculazione precipitata, eiaculazione rapida, atto breve e poi le espressioni latine: eiaculatio praecox, eiaculatio ante portas, eiaculatio praecox post-immissio, eiaculatio praecox intra portas.
L'uso del latino trova in parte giustificazione nella etimologia di eiaculazione che deriva dal verbo eiaculari = gettare fuori con forza composto da e per ex e iaculari = lanciare, in particolare lanciare il giavellotto che veniva detto iaculum. Ciò ha sollevato problemi di grafia; ci si è chiesti infatti se eiaculatio si deve scrivere con la i o con la j. Ejaculatio piace di più, ma i latini non usavano la j, la usano invece i francesi, gli inglesi, i tedeschi, mentre gli spagnoli hanno addirittura la y (eyacular). Le discussioni si estendono ad ante o intra portas poiché alcuni pensano che la porta sia il battente che chiude l'apertura ed essendocene due (piccole labbra) ritengono giustificato l'uso del plurale, mentre altri intendono per porta l'apertura (ostio vaginale) e quindi vorrebbero il singolare portam. L'oziosità di simili discussioni è aggravata dal fatto che i latini sembra usassero assai poco il verbo eiaculari (o ejaculari?) preferendo meio, is, mèiere o mingo, is, mìngere, che hanno quale significato principale quello non altrettanto entusiasmante di orinare. Ma riteniamo che tali discussioni esprimano la difficoltà con la quale ci si è mossi nel promuovere il discorso sul sesso e in particolare quando si devono nominare fenomeni emotivamente più coinvolgenti e quindi anche più imbarazzanti. Si noti ad esempio che ancora in alcuni vocabolari di recente edizione manca la parola eiaculazione. I linguaggi oscuri, che diconsi anche specialistici, piacciono per i vantaggi che offrono nel trattare di argomenti che non devono essere divulgati e sono adottati più spesso per mantenere e difendere un potere, nel nostro caso più facilmente per vergogna o pudore.
Ma al di là delle remore che hanno rallentato e rallentano il compiersi del sapere nel caso dei rapporti precipitati la terminologia medica si è fatta tanto più precisa e unanime quanto più frequente si è fatta l'osservazione di persone che lamentano un atto breve e, dopo il lavoro fondamentale dello psicoanalista Karl Abraham (Ueber ejaculatio praecox) del 1917, gradualmente l'espressione è entrata nell'uso per diventare negli anni trenta la definizione di una riconosciuta entità clinica.

Giorgio Rifelli

 

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