La
sessuologia nella storia
La
riflessione sulla sessualità, come mistero
e significato, risulta essere millenaria, tanto
da aver pervaso tutte le epoche, le culture e
le religioni.
La sua storia può essere, così,
descritta attraverso un periodo definito PRE-SCIENTIFICO,
precedente la rivoluzione galileiana, dove la
magia prevale sullo sperimentale e dove non è
possibile parlare di scritti sessuologici, ma
di “spunti” sulla sessualità,
di cui i medici evidenziano gli aspetti legati
alla riproduzione e i filosofi quelli legati al
piacere e all’amore.
Un secondo periodo, PRE-SCIENTIFICO SESSUOLOGICO,
dal 17° secolo fino agli inizi del ’900,
dove sono riprodotti molti testi medici di carattere
anatomico-fisiologico e psichiatrico: compaiono
i primi lavori sull’Onania e la Ninfomania;
le opere di psicologia sessuale proposte da Heinrich
Kaan (1844) e Richard von Krafft-Ebing (1886),
si consolidano solo con gli scritti di Paolo Mantegazza
(1831-1910) ed Havelock Ellis (1859-1939), perché
il discorso si estende alle dimensioni psicologiche
e sociali (Abbri, 2004; Rifelli, 1989; Tampelli,
2004).
Ellis, iniziò i suoi “Studies in
the Psychology of Sex”, che furono pubblicati
in America e Germania, in cui si parla di una
“science of sex”, anche se non è
agevole comprendere il significato di “science”
per Ellis (Abbri, 2004). Krafft-Ebing (1886),
invece, con il saggio “Psicopatologia sessuale
con speciale riferimento al sentimento sessuale
invertito”, pone le basi per quella che
diventerà la sessuologia, in un’epoca
in cui il puritanesimo vigente richiedeva molto
coraggio per affrontare i temi della sessualità.
Un’opera, quindi, quest’ultima che
deve essere individuata come un fondamentale punto
di svolta nella creazione della sessuologia moderna
(Abbri, 2004).
Un terzo ed ultimo periodo, SCIENTIFICO SESSUOLOGICO,
che inizia con il ventesimo secolo e la prima
figura importante è quella di un medico,
dermatologo-venereologo di nome Bloch, che parla
di sessuologia come di uno “studio della
vita d’amore”, indicando nel metodo
antropologico-etnologico la chiave di lettura
della sessualità. Una distinzione che permette
di cogliere gli aspetti più emergenti dell’evoluzione
del concetto sessuologico, tenendo presente, secondo
Rifelli, che lo stesso termine di sessuologia
è apparso prima degli scritti di Bloch
e che egli stesso attribuisce l’idea di
sessuologia al filosofo Wilhelm von Humbolt (1767-1835),
mentre Andrè Béjin (Béjin,
1983) individua nel positivista August Comte (1798-1857)
l’artefice ideatore del termine sessuologia,
ricordando che nel mondo anglosassone erano apparsi
diversi termini, sexology o sexualogy, nella seconda
metà dell’800 (Rifelli, 1989). La
fortuna di Bloch era stata di trovarsi in una
posizione scientifica storica e culturale, che
gli aveva permesso di essere ascoltato, non inventando
un termine o una scienza, ma teorizzando ciò
che già in precedenza era maturato.
Insieme a Bloch il medico berlinese Albert Moll
(1862-1939), il medico ebreo, sessuologo omosessuale,
Magnus Hirschfeld (1868-1935) e Max Marcuse, pur
da posizioni ideologiche diverse, contribuirono
alla nascita della sessuologia scientifica. Ciò
fu possibile perché il contesto culturale
di riferimento era mutato e aveva visto il passaggio
da modelli di tipo fisiologico a modelli di tipo
psicologico e aveva sentito l’impatto dell’etnologia
e antropologia culturale (Abbri, 2004).
Hirschfeld fonda la ricerca sessuologia e la scienza
sessuale su biologia, patologia medica, sociologia
ed etnologia, ma comprese in seguito le importanti
e necessarie referenze da parte della psicologia,
medicina sociale e legale. A conferma, così,
che la scienza della sessualità era una
nuova “disciplina”, che aveva fondamenti
e referenti disciplinari e scientifici molteplici
(Abbri, 2004).
Il nome di un chimico italiano, Aldo Mieli (1879-1950),
rimane legato ad alcune tappe nella creazione
della moderna storia della scienza: fonda nel
1921 la “Rassegna di studi sessuali”,
dove la sessuologia è identificata come
“quella scienza che si occupa di tutti i
fenomeni che hanno rapporto col sesso e con la
sessualità”. Fu a stretto contatto
con le principali figure tedesche del tempo, con
cui elaborò una serie di iniziative editoriali
nel campo della sessuologia. Con l’avvento
del nazismo in Germania questa grande esperienza
fu messa a tacere e la cultura italiana del dopoguerra
dovette faticare non poco per il recupero di una
dimensione internazionale (Abbri, 2004).
Il Positivismo sembra, quindi, essere il periodo
storico in cui nasce, realmente, la sessuologia
che nell’accezione culturale attuale si
è affermata solo dopo la prima guerra mondiale
introdotto dalla scuola tedesca (Béjin,
1983).
Non è facile, quindi, individuare i creatori
della sessuologia, ma l’apporto fondamentale
sembra riconoscersi, principalmente, nella figura
di Ellis (Rifelli, 1989).
È con gli anni ’60 che la sessuologia
trova un interesse di ricerca adeguato: gli studi
sperimentali di Master e Johnson aprono la strada
per la sessuologia moderna. Si analizza la fisiologia
della risposta sessuale, si formulano ipotesi
ben definite sul piano diagnostico e su quello
terapeutico delle disfunzioni sessuali.
La connotazione psicosomatica della sessuologia,
per il contemporaneo coinvolgimento nella sessualità
di mente e corpo, richiama l’attenzione
degli psichiatri, ma anche di ginecologi, urologi,
endocrinologi e dermato-venereologi, creando le
premesse per quella che sarà la linea interdisciplinare
nell’approccio a tale ambito (Tampelli,
2004). Oggi, infatti, ci troviamo di fronte ad
una fase interdisciplinare integrativa in cui
l’approccio terapeutico tende ad essere
plurispecialistico, ma anche a superare la dicotomia
tra bio-sessuologia e psico-sessuologia, per considerare
la sessualità e i suoi problemi come eventi
psicosomatici inseriti nella globalità
della persona (Tampelli, 2004).
Per quanto riguarda la nascita della sessuologia
clinica in Italia, si deve risalire agli anni
’50 (1959) quando un gruppo di medici cattolici
italiani ritiene che i problemi della vita sessuale
debbano essere affrontati dal mondo scientifico
e non solo da quello filosofico e religioso (Baldaro
Verde, 2004). Si studiano una serie di disturbi,
impotenza - sterilità - malattie sessualmente
trasmesse, affrontati da alcune discipline facenti
parte della medicina, come la dermatologia, la
medicina legale e la ginecologia. Fu, così,
che un gruppo di medici diede vita al Centro Italiano
di Sessuologia (CIS) il cui scopo, inizialmente,
era di studiare i problemi della vita sessuale
della coppia unita in matrimonio, ispirandosi
ai principi della chiesa, ma presto il centro
iniziò ad avere una visione interdisciplinare
della sessuologia e si aprì ad altre specializzazioni,
come la psicologia (Baldaro Verde, 2004).
Un ambito difficile da decifrare, perché
investe una varietà di fenomeni a cui è
connessa la sessualità, che richiede lo
sforzo interpretativo da parte di diverse figure:
filosofo, psicologo, sociologo e medico. Recente
la riflessione sul concetto di sessuologia come
scienza, resa difficile dall’interdisciplinarietà,
che impedisce di individuare un linguaggio comune
(Rifelli, 1989; Tampelli, 2004).
Questo perché la sessualità non
ha strumenti operativi autonomi, né un
suo linguaggio e la sua conoscenza deriva da protocolli
di altre scienze, indispensabili per comprendere
la sessualità stessa. I suoi linguaggi
sono molteplici e, se ogni apporto non viene esattamente
inquadrato, si corre il rischio di trasformarla
in una “tuttologia” senza valore (Rifelli,
1985).
«…
l’immaginazione sessuale è illimitata
quanto a prospettiva e a forza metaforica
e non potrà mai essere davvero repressa
…».
(Maggini C.)
Dott.ssa
Antonietta Albano
Sessuologa